VADEMECUM SULLA LEGGE DELLA R

VADEMECUM SULLA LEGGE DELLA R.C.A. (L. n.990/69)

Il nostro ordinamento prevede una sola ipotesi di assicurazione obbligatoria: quella relativa alla responsabilità civile per circolazione di veicoli e natanti.

L’obbligo di assicurazione è stato introdotto, com’è noto, con la legge n. 990/69. Tuttavia, tale legge ha un vizio di fondo: essa ha la presunzione di conciliare gli interessi dei danneggiati con quelli delle assicurazioni, ovvero due schiere d’interessi totalmente contrapposti.

Passando ad esaminare l’art. 1 della Legge, si può constatare che i veicoli a motore ed i natanti non possono circolare se non sono coperti da assicurazione sulla R.C.. Tale assicurazione, inoltre, si estende anche ai terzi trasportati.

Tuttavia, al fine di intendere chi sia obbligato al risarcimento del danno, occorre fare riferimento all’art.2054 cod. civ.: a mente di tale disposizione, dunque, sarebbero obbligati il proprietario del veicolo o, in sua vece, l’usufruttuario o l’acquirente con patto di riservato dominio.

Ma con riguardo ai terzi trasportati il riferimento all’art.2054 non è sufficiente, potendo questi avvalersi altresì delle disposizioni di cui all’art.1681 cod. civ. relativo alla responsabilità del vettore.

Su tale punto è intervenuta la Cassazione, che con la sent. n.10629 del 26.10.1998 ha stabilito che in materia di responsabilità derivante da circolazione di veicoli, l’azione prevista per i casi di trasporto a titolo contrattuale (oneroso o gratuito) può concorrere con quella extracontrattuale disciplinata ex art.2054 cod. civ., che è espressione di principi di carattere generale applicabili a tutti i soggetti che da tale circolazione ricevano danni, e quindi anche ai trasportati, quale che sia il titolo di trasporto, di cortesia ovvero contrattuale.

Si noti che per quanto riguarda il trasporto di cortesia, l’onere della prova è meno rigoroso, in quanto parzialmente invertito.

L’estensione del beneficio dell’assicurazione ai terzi trasportati è piuttosto recente: risale infatti al 1992, in quanto anteriormente a tale data una tale copertura poteva essere prevista solo contrattualmente tramite apposita clausola.

Dunque il legislatore ha voluto intendere obbligatoria l’assicurazione per la R.C. connessa a tutti i danni subiti dai terzi e derivanti dalla circolazione dei veicoli.

In osservanza di tale volontà, la Cassazione ha riconosciuto il diritto di agire contro il responsabile per i danni riportati dal lavoratore: in tale caso, infatti, danneggiato è anche il datore di lavoro, perchè rimane privo della propria forza lavoro.

Su tale possibilità, però sono sorti alcune incertezze. Anzitutto, la prescrizione, in questo caso è biennale o quinquennale, come per ogni illecito extra-contrattuale? La tesi più accreditata propende per una prescrizione biennale, come per ogni sinistro da circolazione di veicoli.

Altro dubbio: a quale giudice spetta la competenza per il danno subito dal datore e quantificato entro i 30 milioni? Per alcuni, poiché tale tipo di danno non è riconducibile direttamente al novero dei danni derivanti da sinistri stradali, lo stesso andrebbe ricompreso nella schiera dell’illecito extra-contrattuale di cui all’art.2043 cod. civ., tale per cui per i danni superiori a 5 milioni competente sarebbe il tribunale.

Altra questione è inerente al caso in cui proprietario del veicolo sia una società di leasing. L’art.2054, come abbiamo visto, prevede la responsabilità solidale del proprietario del veicolo: la società che concede in leasing una vettura al locatario, e che pertanto ne è proprietaria, risponderà dunque del sinistro cagionato dalla circolazione di detto veicolo? Inizialmente la giurisprudenza aveva assimilato la società di leasing al nudo proprietario di veicolo gravato da usufrutto, riconoscendone così la corresponsabilità.

Ma il Codice della Strada, all’art.91, dice che il locatario è responsabile in solido con il conducente.

La giurisprudenza più recente si sta orientando nel senso di escludere la responsabilità della società di leasing, lasciando responsabile il solo locatario.

La legge in esame prevede che l’assicurazione obbligatoria copre i sinistri verificatisi su strade pubbliche o ad esse equiparate. Corollario ovvio di tale disposizione è che se il sinistro avviene in un’area privata la l.990/69 no si applica, con la conseguenza che nell’eventuale procedimento per il risarcimento dei danni non sarà possibile citare direttamente in causa la società assicuratrice. In tali frangenti non può essere chiamato in causa neppure il Fondo di Garanzia.

Tuttavia la giurisprudenza ha mitigato la rigidità di tale limite e, interpretando a contrario la norma della legge ha stabilito che, ai fini dell’applicazione della legge stessa, rileva anche l’aera privata che sia aperta al pubblico transito. Così infatti Cass. 7.5.1992 n.5414, ai fini dell’applicazione della normativa del codice della strada nonché della normativa sull’assicurazione obbligatoria, è indifferente la natura pubblica o privata dell’area aperta alla circolazione, essendo rilevante solo l’uso pubblico della stessa, per tale intendendosi l’apertura dell’area e della strada ad un numero indeterminato di persone e ciò la possibilità giuridicamente lecita di accesso da parte del pubblico, ossia di tutti i soggetti diversi dai titolari dei diritti dell’area stessa.

Un breve cenno merita altresì la responsabilità dell’istruttore di guida. La Cassazione, con la sent. n.11744 del 20.11.1998) ha stabilito che tra i soggetti la cui responsabilità è coperta dall’assicurazione obbligatoria rientra anche l’istruttore del conducente munito del c.d. foglio rosa, giacché l’istruttore ha il potere ed il dovere di assistere l’allievo-conducente non solo con consigli e direttive verbali, ma anche con interventi diretti sui comandi di guida, partecipando al complesso di attività che concorrono a far sì che il veicolo si muova seguendo un determinato percorso; nell’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante da circolazione dei veicoli l’istruttore di guida non può, quindi, considerarsi terzo trasportato.

Per ciò che riguarda la competenza a decidere in sede giudiziale del risarcimento dei danni derivanti da sinistro stradale, l’art.7 c.p.c. prevede espressamente che il Giudice di Pace è competente a decidere del risarcimento qualora questo sia contenuto entro la somma limite di £.30.000.000. Orbene, si deve registrare la tendenza di molti giudici di pace ad adottare un éscamotage per ritenersi incompetenti: alcuni di essi, infatti, riferiscono tutti i danni connessi ma non provocati da sinistro stradale alla responsabilità di cui all’art.2043 cod. civ., per cui fanno rientrare tutte le cause di valore superiore ai 5 milioni nella competenza del Tribunale.

Altri giudici di pace hanno invece dichiarato che se il danno deriva da sinistro stradale senza collisione di veicoli, essi non sono competenti per cause di valore superiori a 5 milioni.

In una sentenza del Giudice di Pace di Torino, questi, dovendo giudicare un sinistro che ha cagionato danni al passeggero di un tram che, a causa della frenata brusca del mezzo, perdeva l’equilibrio e batteva la testa, ha escluso la propria competenza sulla scorta della considerazione che nell’elenco dei veicoli forniti dalla legge il tram non vi è ricompreso e, pertanto, il sinistro fuoriusciva dal novero della legge 990/69.

In conclusione, alcuni giudici di pace si sono dichiarati incompetenti in cause in cui l’attore agiva per ottenere la differenza tra quanto chiesto e quanto effettivamente liquidato dall’assicurazione, nei casi in cui la somma dell’acconto e della cifra richiesta a titolo di differenza fosse superiore ai trenta milioni.

L’art.4 stabilisce che "1. Non è considerato terzo e non ha diritto ai benefici derivanti dal contratto di assicurazione obbligatoria stipulato a norma della presente legge il solo conducente del veicolo responsabile del sinistro. 2. Ferme restando la disposizione di cui al secondo comma dell’art.1 e quella di cui al comma 1 del presente articolo, non sono inoltre considerati terzi e non hanno diritto ai benefici derivanti dai contratti di assicurazione stipulati a norma della presente legge, limitatamente ai danni alle cose: a) i soggetti di cui all’art.2054, terzo comma, cod. civ; b) il coniuge non legalmente separato, gli ascendenti e i discendenti legittimi, naturali o adottivi dei soggetti di cui al comma 1 e di quelli di ci alla lettera a), nonché gli affiliati e gli altri parenti e affini fino al terzo grado di tutti i precedenti soggetti, quando convivano con questi o siano a loro carico in quanto l’assicurato provvede abitualmente al loro mantenimento; c) ove l’assicurato sia una società, i soci a responsabilità illimitata e le persone che si trovano con questo in uno dei rapporti indicati alla lettera b).".

Su tale articolo si è pronunciata la Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 188 del 2.5.1991, ha sancito che è illegittimo per violazione dell’art.3 Cost. l’art.4 lett. b), l. 24.12.1969 n.990, nella parte in cui esclude dal diritto ai benefici dell’assicurazione obbligatoria, per quanto riguarda i danni alle persone, il coniuge, gli ascendenti e i discendenti legittimi, naturali e adottivi delle persone indicate nella lettera a) dello stesso articolo nonché gli affiliati e gli altri parenti e affini fino al terzo grado delle stesse persone, quando convivano con esse o siano a loro carico.

Tale sentenza ha funzionato da spartiacque: per i casi intermedi, ciò per i sinistri accaduti prima di tale pronuncia, paga e poi si rivale sul conducente. Questa procedura è giustificata dal fatto che precedentemente alla sentenza non era prevista l’assicurazione su tali soggetti e, per conseguenza, i premi erano formulati in maniera diversa.

Non è considerato terzo neppure il proprietario del veicolo che al momento non è alla guida ma è trasportato.

Il danno alle cose del terzo non è risarcibile se non è previsto contrattualmente; Unico danno risarcibile ex lege è il danno alla persona.

L’art.22 prevede l’obbligo della messa in mora della società assicuratrice che si assume civilmente obbligata ala risarcimento del danno. Questa è una vera e propria condizione di procedibilità: se la lettera di denuncia del sinistro e messa in mora ai sensi del presente articolo non viene inviata alla società assicuratrice, questa non potrà essere convenuta in giudizio.

Tale lettera è necessaria anche nel caso di domanda riconvenzionale: il convenuto che si costituisce, che voglia chiedere in via riconvenzionale il risarcimento del danno subito a causa del sinistro, deve chiedere lo spostamento dell’udienza per un termine che gli consenta di spedire la raccomandata, aspettare 60 giorni e notificare la citazione, osservando ovviamente il termine a comparire (si veda sul punto Cass. Civ. 1.12.1998 n.12189).

Chi decidesse di rinunciare all’azione diretta verso l’assicurazione, per agire unicamente nei confronti del danneggiante, ha comunque l’onere di fare la raccomandata all’assicuratore, altrimenti sarà impossibilitato a citare l’assicurato poiché la domanda sarebbe improponibile, dal momento che la legge dispone che questa debba necessariamente essere rivolta contro i soggetti indicati.

Uguale discorso vale per il Fondo di Garanzia.

L’art.23 integra un caso di litisconsorzio. Ma trattasi di litisconsorzio necessario oppure no?

Si può a buon titolo sostenere che ci si trovi di fronte ad un caso di litisconsorzio necessario anomalo: esso vale solo per l’azione contro l’assicuratore. In buona sostanza, se viene citata l’assicurazione è necessario citare anche il responsabile; viceversa, se viene citato il responsabile può essere omessa l’assicurazione (previa, come si è visto, la comunicazione della rinuncia all’azione comunicata con raccomandata).

Chi è necessario citare, dunque, insieme all’assicurazione? Prendendo le mosse da una sentenza a Sezioni Unite del 1984, la Cassazione, con sentenza n. 1976 del 24.2.1998, ha ribadito litisconsorte necessario è il proprietario del veicolo, non anche il conducente del medesimo, al quale sia concretamente il fatto causativo del danno. Una critica a tale orientamento è la seguente: non necessariamente il proprietario dell’auto è il contraente della polizza assicurativa.

Dal punto di vista pratico, onde evitare omissioni o errori, in genere si cita sia il proprietario che il conducente.

Il Fondo di Garanzia. Costituito e gestito presso la Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici S.p.A.), Fondo di garanzia per le vittime della strada assolve il compito di risarcire il danno patito da chi sia stato coinvolto in un sinistro da un veicolo sconosciuto (il pirata della strada che fugge dopo aver causato l’incidente) o sprovvisto di copertura assicurativa. In ogni regione viene designata una società di assicurazione che liquida i sinistri.

Secondo l’art.21, il risarcimento del danno alla persona va effettuato nei limiti del massimale di legge. La percentuale di invalidità permanente va determinata in base alle norme del T.U. delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali. (D.P.R. 30.6.1965, n.1124).

L’avvocato, nel corso della causa, dovrà fare presente tale criterio di calcolo al CTU, affinché quest’ultimo consulti le tabelle INAIL, più generose di quelle ANIA.

Il risarcimento vale anche per danni alle cose (in questo caso vi è una franchigia di £.1.000.000).

La sentenza che definisce il procedimento e riconosce il risarcimento può essere opposta alla società solo quando passata in giudicato. Se nel corso della causa l’assicurazione viene posta in liquidazione coatta amministrativa, l’attore deve fare una denuntiatio litis all’impresa designata (cioè deve comunicare la pendenza della causa -art.25-), altrimenti non potrà poi opporle la sentenza.

L’azienda designata ha poi azione di regresso nei confronti del responsabile (se noto).

L’art.24 riconosce il diritto ad una provvisionale in favore del danneggiato che abbia intrapreso una causa verso l’assicurazione. La legge, infatti, prevede che gli aventi diritto al risarcimento che si trovino in stato di bisogno a causa del sinistro, possono chiedere che sia loro assegnata una somma da imputarsi nella liquidazione definitiva del danno.

La provvisionale può essere quantificata in un massimo dei 4/5 della somma presumibilmente liquidabile.

Problema dei massimali.

L’art.1917 c.c. stabilisce che l’assicurazione si obbliga a tenere indenne il proprio assicurato delle somme che deve pagare ad un terzo nei limiti di quanto stabilito contrattualmente.

Tuttavia, si può andare oltre le cifre pattuite in due casi: mala gestio del sinistro e ritardo nell’adempimento.

La mala gestio consiste in una mancata assunzione di condotta oculata da parte dell’assicuratore (es.: rifiutare una transazione equa e ragionevole; non impugnare un provvedimento ingiusto e pregiudizievole). Dunque, se l’assicurato è mal difeso e gestito dall’assicurazione, ne risponde l’assicurazione stessa.

La mala gestio in sé, tuttavia, non basta: dev’essere denunciata al giudice, altrimenti quest’ultimo non potrà; condannare l’assicurazione oltre il massimale.

Tali principi sono stati estesi al Fondo di Garanzia.

Il ritardo nell’adempimento consiste nell’ingiustificato mancato tempestivo pagamento di quanto dovuto dall’assicurazione a titolo di risarcimento: se il tempo passato produce un aggravamento del danno oltre i limiti del massimale ne dovrà comunque rispondere l’assicurazione negligente.

Dott. Massimiliano Mapelli