RECENTE GIURISPRUDENZA IN MERITO AL REATO DI CESSIONE DI SOSTANZE STUPEFACENTI O PSICOTROPE.

Si segnalano alcune sentenze recenti in merito al reato di produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope ex art. 73 DPR 9 ottobre 1990 n. 309.

La prima, Cassazione Penale Sez. IV, 11 maggio – 2 novembre 2000 n. 12001, riguarda la scriminante dell’uso di gruppo "Perché l’acquisto della sostanza stupefacente in nome e per conto degli altri, cui procede uno degli appartenenti ad un gruppo possa essere considerato come acquisto per uso di gruppo, rilevante solo amministrativamente (art. 75 DPR 9 ottobre 1990 n. 309) occorre che l’acquirente abbia agito su preventivo mandato degli altri e che tutti i componenti del gruppo abbiano partecipato alla predisposizione del mezzi finanziari necessari all’acquisto".

La scriminante della "colletta" e dell’uso di gruppo deve essere dunque applicata non solo quando tutti gli appartenenti al gruppo decidono, una volta raccolti i soldi, di andare a comperare la sostanza stupefacente per loro uso, ma anche quando, in presenza di un mandato preventivo – espresso – e di un’effettiva contribuzione economica di tutti gli appartenenti al gruppo, sia uno solo degli appartenenti al gruppo a procedere all’acquisto e poi alla successiva ripartizione pro quota ( si evidenzia che il conferimento dell’incarico, che coincide con la raccolta della somma necessaria per l’acquisto della sostanza, deve necessariamente precedere l’acquisto)

La scriminante sussiste in quanto deve ritenersi che il gruppo fin da subito, proprio per effetto del mandato conferito, acquista la disponibilità pro quota della sostanza, per cui la successiva ripartizione per l’uso in comune finisce con l’essere penalmente non significativa.

La seconda sentenza che ritengo opportuno segnalare è stata pronunciata dalla Cass. Pen., Sez. IV, 8 novembre – 21 dicembre 2000 n. 13315, la quale espone " La cessione da terzi di sostanze stupefacenti, pur se contenente un principio attivo così modesto da farne escludere l’efficacia drogante, integra comunque il reato di cui all’art. 73 DPR 309/90".

Tuttavia ricordo che in tal caso trova senz’altro applicazione l’attenuante della lieve entità di cui all’art. 73 co. 5 DPR 309/90., la quale comporta un considerevole diminuzione della pena.

In ordine alla consumazione del reato sopra indicato la Suprema Corte si è pronunciata come segue "Il reato di vendita di sostanza stupefacente di cui all’art. 73 del DPR 309/90, si consuma per effetto del solo consenso tra le parti senza che sia necessaria la traditio della droga" (Sez. I, sent. 22 novembre 2000-24 gennaio 2001 n. 691).

Si segnala anche la sentenza della Cass. Pen. Sez. IV, 29 febbraio – 22 settembre 2000 n. 9937, riguardante la misura di sicurezza patrimoniale della confisca ex art. 240 c.p. dell’autovettura utilizzata per il trasporto di sostanza stupefacente. (La confisca consiste nell’espropriazione a favore dello Stato di cose collegate al reato secondo il criterio di strumentalità o di destinazione o di produzione …). La Corte nel merito si è espressa come segue "…la confisca "facoltativa" dell’autovettura in cui sia stata occultata della sostanza stupefacente è consentita solo quando in concreto siano rinvenibili accorgimenti insidiosi o modifiche strutturali idonei a evidenziare la predisposizione dell’autoveicolo a servire non occasionalmente all’occultamento ed al trasporto della sostanza stupefacente; mentre non lo è quando vi sia stata solo occasionalmente rinvenuta.".

L’ultima sentenza è la n. 14457 del 2000 della Cassazione, la quale afferma che il tossicodipendente che spaccia droga compie un reato di grande disvalore sociale, perciò l’eventuale licenziamento è legittimo.

Dott.ssa Chiara Villa