LA SIMULAZIONE E GLI ACQUISTI IN COMUNIONE LEGALE TRA CONIUGI IN PENDENZA DI SEPARAZIONE PERSONALE

"I beni acquistati separatamente dai coniugi in regime di comunione legale, prima del provvedimento di omologa della separazione consensuale o del passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale, sono ricompresi nella comunione legale, ai sensi dell'art.177, lett. a, cod. civ.

E' terzo ai sensi dell'art.1415, 1 co. cod. civ. non chiunque sia in qualche modo pregiudicato dalla simulazione, ma solo chi in buona fede abbia acquistato diritti dal titolare apparente.

Il coniuge che ah effettuato l'acquisto se vuole opporre al coniuge non partecipante all'atto di compravendita il carattere simulato di questa, in quanto dissimulante una donazione a proprio favore (e quindi non rientrante nella comunione legale ex art.179, lett. b, cod. civ.), deve fornire prova all'altro coniuge del predetto accordo simulato mediante controdichiarazione avente data certa, anteriore o coeva all'atto."

Questo è quanto stabilito dal Tribunale di Roma, con sentenza della I sezione del 10 novembre 1999. La causa verteva attorno alla richiesta della moglie, in sede divorzio, di vedersi riconosciuta la metà della proprietà di un immobile acquistato dal marito nelle more del giudizio di separazione, ma prima della omologazione della separazione consensuale. Costituitosi in giudizio, il marito eccepiva la simulazione del contratto di compravendita in virtù della sussistenza di una donazione dissimulata, con conseguente esclusione del bene dalla comunione legale. Nel giudizio, inoltre, interveniva anche la parte venditrice dell'immobile oggetto della disputa, che aderiva alla posizione del marito acquirente, deducendo la simulazione dell'atto di compravendita in virtù di accordo sottoscritto tra le parti contraenti, tra loro legate da rapporto di parentela, con il quale le stesse parti concordavano di effettuare una donazione della nuda proprietà del bene con riserva di usufrutto alla parte donante.

Il Tribunale adito, decidendo sulla controversia, ha osservato che, in accoglimento della prevalente giurisprudenza, lo scioglimento della comunione legale dei beni tra i coniugi si verifica ex nunc con il passaggio in giudicato della separazione giudiziale o con l'omologazione della separazione consensuale. Infatti, la cessazione della convivenza dei coniugi autorizzata con i provvedimenti presidenziali non osta a che i beni successivamente acquisiti da i coniugi ricadano nella comunione legale, poiché, stante la funzione provvisoria, non appare integrare quella certezza e definitività della situazione richiesta da tutte le ipotesi di scioglimento della comunione.

L'acquisto fatto dal marito prima dell'omologazione, nel caso specifico, ricadrebbe dunque nel novero della comunione legale, sennonché la l'eccezione di simulazione da questo avanzata, per la quale in realtà veniva dissimulata una donazione, come comprovato dalla controdichiarazione sottoscritta dalla simulata venditrice, escluderebbe il bene dalla comunione legale.

Il Tribunale ha ritenuto priva di fondamento la tesi della moglie circa l'inopponibilità nei suoi confronti della simulazione in virtù della sua posizione di terzo di buona fede ex art.1415 cod. civ. quale coniuge in regime di comunione legale non partecipante all'acquisto né all'accordo simulatorio. Infatti la giurisprudenza è costante nel ritenere terzo ex art.1451, 1 co. cod. civ. non chiunque sia in qualche modo pregiudicato dalla simulazione ma solo chi in buona fede abbia acquistato diritti dal titolare apparente, escludendo pertanto ogni tipo di simulazione relativa, in cui non sussiste questione di titolarità.

Nel caso in esame, quindi, l'apparenza non attiene alla titolarità del diritto di proprietà sull'immobile ma al carattere (oneroso anziché gratuito) del negozio di trasferimento, sicché la moglie non può vantare una posizione di terzo.

La simulazione del contratto di compravendita è dunque opponibile all'altro coniuge: con la conseguenza che l'immobile non ricade nella comunione legale e resta nella proprietà esclusiva del coniuge che l'ha acquistato.

(N.B.: il tribunale di Roma, pur affermando quanto sopra, ha concluso per la non opponibilità della simulazione in quanto la controdichiarazione scritta della simulata venditrice era priva di data certa, rendendola pertanto inadatta alla prova).

Dott. Massimiliano Mapelli