RISCATTO IMPIANTI ILLUMINAZIONE PUBBLICA

E DEVOLUZIONE ONEROSA DELLE RETI


Il tema della proprietà delle reti e degli impianti di pubblica illuminazione è strettamente connesso e funzionale all’erogazione del servizio pubblico servizio.  Si tratta dunque di beni destinati (e/o strumentali all’erogazione) ad un pubblico servizio sicché non può essere revocata in dubbio la natura pubblicistica del regime proprietario (sostanzialmente riconducibili al patrimonio indisponibile).

Tuttavia sono tutt’altro che rare le ipotesi in cui tali impianti risultino di proprietà privata, in quanto realizzati dal gestore (pubblico o privato: si pensi all’ipotesi di società controllate da ex monopolisti pubblici ovvero agli impianti realizzate dalle vecchie municipalizzate o ancora a quelli realizzati da privati nell’ambito di un rapporto di concessione affidatagli dall’Ente locale).

Anche con riferimento alla pubblica illuminazione – così come già sperimentato con riferimento al servizio pubblico di distribuzione gas – il trasferimento delle reti e degli impianti realizzati dal gestore durante il periodo di affidamento avviene attraverso la cd. devoluzione che (nei termini regolamentati negli atti di affidamento/concessione/contratto di servizio) può essere gratuita ovvero onerosa.

La devoluzione onerosa è disciplinata attraverso il rinvio ai criteri di cui all’art.24 del R.D. n.2578/1925.

 In altri termini, in molti casi, i vigenti contratti di servizio (e/o atti di concessione e/o di affidamento, comunque denominati) prevedono che, alla scadenza dell’affidamento, la proprietà degli impianti realizzati dal gestore venga trasferita all’ente locale titolare a fronte del pagamento, da parte di quest’ultimo, del cd. “valore industriale residuo” dei medesimi impianti determinato secondo i criteri di cui all’art. 24 del R.D. n. 2578/1925: ovvero tenendo conto:

A) del valore industriale dell’impianto, del tempo trascorso dall’effettivo avvio dell’esercizio e dagli eventuali ripristini;

B) di eventuali contributi pubblici e/o altre agevolazioni percepite dal gestore.

 La valutazione del “valore industriale residuo” eventualmente da riconoscere al gestore uscente è operazione di particolare importanza è delicatezza che presuppone la redazione del cd. stato di consistenza dell’impianto sulla quale si incardina la vera e propria operazione di stima.

Particolare importanza riveste la redazione del cd. “stato di consistenza”, ovvero del documento che ne descrive lo stato, l’estensione, le condizioni, le operazioni di manutenzione, sostituzione, rinnovo eventualmente effettuati dal gestore nel corso dell’affidamento.

Tale fase tecnico-amministrativa si rivela complessa e delicata, anche in considerazione della rilevanza degli interessi pubblici sottostanti e i rischi connessi (anche in relazione ad eventuali profili di carattere erariale).

Cosa accade nell’ipotesi di mancato accordo tra ente locale e gestore uscente in ordine al valore industriale residuo che l’ente locale è tenuto a corrispondere al gestore uscente.

L’Amministrazione potrà comunque conseguire la proprietà degli impianti ancorché non vi sia un accordo tra le parti sullo stato di consistenza prima e sulla quantificazione dell’indennizzo poi.

Il sistema delineato dalla legge (in particolare DPR 902/1986) non prevede infatti che il trasferimento degli impianti risulti procrastinato ad un momento successivo all’avvenuta definizione e liquidazione dell’indennizzo dovuto.

Cons. Stato Sez. V, 28/09/2011, n. 5403

Il riscatto degli impianti di illuminazione pubblica e l'effettiva consegna degli impianti stessi non possono che precedere, sul piano tecnico, l'indizione della gara ed il successivo affidamento del servizio (Conferma della sentenza del T.a.r. Lombardia - Brescia, sez. II, n. 2162/2010).

Cons. Stato Sez. V, 28/09/2011, n. 5405

Il riscatto degli impianti di illuminazione pubblica e l'effettiva consegna degli impianti stessi non possono che precedere, sul piano tecnico, l'indizione della gara ed il successivo affidamento del servizio (Conferma della sentenza del T.a.r. Lombardia - Brescia, sez. II, n. 2165/2010).

Nella prospettiva di pervenire al riconoscimento al gestore uscente di una somma a titolo di riconoscimento del valore industriale residuo degli impianti si ritiene opportuno considerare  l’istituto del riscatto regolato dal DPR 902/1986.

Il riscatto è un istituto in forza del quale l’amministrazione risolve anticipatamente (rispetto alla scadenza prevista) il rapporto concessorio e, al tempo stesso, di impossessa (o acquisisce la proprietà) degli impianti che il concessionario abbia ricevuto (o realizzato durante) per l’esercizio della concessione medesima.

 La facoltà di riscatto anticipato venne introdotta con la L. n.103/1903 e successivamente regolata dal R.D. n.2578/1925 e dal relativo regolamento d’attuazione di cui al D.P.R. n.902/1986.

  La disciplina sopra indicata, individua una serie di condizioni alle quali è subordinato l’esercizio del diritto di riscatto:

1) che sia decorso un congruo periodo di tempo dall’inizio della concessione (almeno 1/3 della durata complessiva prevista e comunque almeno 10 anni);

2)  che venga fornito un preavviso di almeno 1 anno;

3) che venga corrisposta al gestore uscente un’indennità determinata in funzione: a) del valore industriale residuo dell’impianto; b) del danno emergente; c) del lucro cessante; d) delle somme già incassate dal gestore uscente.

Il richiamato D.P.R. n.902/1986 disciplina, tra l’altro, il procedimento relativo al riscatto anticipato prevedendo:

4)    che la manifestazione di volontà dell’ente di avvalersi della facoltà di riscatto anticipato venga adottata con deliberazione del consiglio comunale;

5)    che la medesima venga notificata al gestore entro i successivi 30 giorni;

6)    che, nei successivi 30 giorni, il gestore proceda alla redazione dello stato di consistenza dell’impianto;

7)    che, l’ente svolga anche autonomamente ed in contraddittorio le proprie valutazioni in ordine alle quantificazione dell’indennizzo da corrispondere al gestore uscente;

8)    che, in caso di disaccordo tra le parti, la quantificazione dell’indennizzo venga rimessa ad un collegio arbitrale.