La forza di legge attribuita al contratto dall'art.1372 cod. civ. implica che le parti di un contratto non possono sciogliersi dal vincolo unilateralmente. Il diritto di ritirarsi o diritto di recesso può tuttavia essere attribuito dalla legge o dallo stesso contratto.
Il recesso consiste nell'esercizio di un diritto potestativo di uno dei contraenti cge determina l'estinzione del rapporto.
Una particolare disciplina del recesso è stata introdotta nei contratti del consumatore.


I) CONTRATTI CONCLUSI FUORI DAI LOCALI COMMERCIALI - CONTRATTI A DISTANZA

II) CONTRATTI DI CONCESSIONE CREDITO AL CONSUMO





I) CONTRATTI CONCLUSI FUORI DAI LOCALI COMMERCIALI

In materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, l'art.4 D.L. 15 gennaio 1992 n. 50 attribuisce al consumatore il diritto di recesso. Tale diritto deve essere esercitato entro sette giorni dalla data di stipulazione del contratto ed il termine decorre dalla sottoscrizione della "nota d'ordine" contenente l'informazione scritta relativa al diritto di recesso.

Se al consumatore è stata effettuata una fornitura di beni senza una precedente presenza dell'operatore commerciale o in seguito ad esibizione di prodotto diverso da quello oggetto del contratto, il termine di giorni sette decorre dal momento del ricevimento della merce.

La comunicazione di recesso deve essere inviata con lettera raccomandata con A.R. o anche con telegramma, ecc., successivamente confermati da raccomandata A.R. L'avviso di ricevimento non è comunque condizione essenziale per provare l'esercizio del diritto di recesso.

L'art. 8 stabilisce: con la ricezione da parte dell'operatore commerciale della comunicazione di cui 1 all'art. 5 le parti sono sciolte dalle rispettive obbligazioni derivanti dal contratto o dalla proposta contrattuale.

Qualora sia avvenuta la consegna della merce, il consumatore è tenuto a restituire all'operatore commerciale entro sette giorni dalla data dal suo ricevimento; entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di recesso, l'operatore commerciale deve rimborsare le somme pagate dal consumatore.

Si discute se la restituzione della merce costituisca soltanto un effetto dell'esercizio del recesso, oppure se configuri una condizione dell'esercizio del recesso stesso, nel senso che, qualora alla dichiarazione di recesso non si accompagni la restituzione, il recesso debba essere ritenuto inefficace. Sul punto, una recente sentenza del Giudice di Pace di Bologna, 3 aprile 2000 (Contratti, 2000, 1032) propende per la tesi più favorevole al consumatore, affermando che la restituzione è un mero effetto del recesso e la non tempestività di essa non rende inefficace il recesso stesso.

Il problema si pone, oggi, anche con riferimento all'art. 5 del D.L. 22 maggio 1999 n.185 (protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza), in cui parimenti si prevede che il consumatore, che si sia avvalso del diritto di recesso, è tenuto a restituire o a mettere a disposizione del fornitore, in un termine non inferiore a dieci giorni lavorativi decorrenti dalla data di ricevimento, il bene già nella sua disponibilità.

La dottrina esclude, tuttavia, che il legislatore abbia inteso riconoscere al consumatore uno speciale diritto di ritenzione della merce consegnatagli a tutela di un più sollecito e certo soddisfacimento del suo credito alla restituzione del corrispettivo versato.

Per quanto riguarda gli effetti del diritto di recesso, si è posto il problema del rischio per il perimento della cosa in seguito all'esercizio del diritto di recesso.

Il problema riceve soluzioni diverse a seconda della qualificazione complessiva dell'operazione negoziale, nonché a seconda che si ritenga la retroattività o meno del recesso:

  • se si ritiene che il consumatore concluda un contratto consensuale con effetti reali e che il recesso abbia effetti soltanto dal momento del recesso, il rischio della perdita o deterioramento del bene grava sul consumatore fino al momento dell'eventuale esercizio del diritto di recesso;
  • se, invece, si ritiene che il recesso abbia efficacia retroattiva, ovvero che il consumatore, all'atto della sottoscrizione, stipuli soltanto un'opzione destinata a divenire contratto finale con il mancato esercizio del diritto di recesso, il rischio del perimento della cosa grava sempre sul fornitore.

Peraltro, in caso di mancata tempestiva restituzione del bene nel termine di sette giorni dall'esercizio del diritto di recesso, deve ritenersi che il consumatore versi in mora automatica (ex re) ai sensi dell'art.1219, comma 2, n.3.


II) CONTRATTI DI CONCESSIONE CREDITO AL CONSUMO

L'art. 21 della le e 19 febbraio 1992 n. 142 disciplina i contratti di concessione di credito al consumo, che consiste nella concessione di credito, sotto forma di dilazione di pagamento o di prestito o di analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica (consumatore), che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

La medesima norma prevede che, in caso di comunicazione di variazione in senso sfavorevole al consumatore del tasso di interesse annuo e degli oneri, il consumatore ha diritto di recedere dal contratto entro quindici giorni senza penalità, ottenendo, in sede di liquidazione del rapporto l'applicazione delle condizioni precedentemente in vigore.




Bergamo, settembre 2003


avv. Rodolfo José Mendez

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