SENTENZA TRIBUNALE MONZA - Sezione distaccata di Desio - 1° dicembre 2004

Svolgimento del processo

Con atto di citazione ritualmente notificato il 3.2.2003 la I. L. S.R.L. ha convenuto in giudizio la L. D. S.R.L. chiedendo che la stessa venisse condannata, previo accertamento della proprietà esclusiva in capo all'attrice del locale bagno posto al piano terra "oggetto della causa possessoria, nonché della porzione delle scale ed il relativo tetto "censito nel catasto vigente col mapp. 408 del foglio n. 25, all'immediato rilascio del locale bagno.

A fondamento della domanda parte attrice produceva l'atto di acquisto Notaio ------ dell'8.3.2002 rep. 136968-15181.

La convenuta L. D. S.R.L. si costituiva ritualmente in giudizio, eccependo preliminarmente l'improcedibilità della domanda essendo parte attrice a sua volta convenuta in giudizio possessorio avente ad oggetto lo stesso locale bagno ex art. 705 c.p.c., nonché la nullità dell'atto di citazione per mancanza del requisito di cui all'art. 163 n. 3 con riferimento all'art. 164 c.p.c.

Esperito invano il tentativo di conciliazione, concessi i termini per deduzioni istruttorie, il Giudice invitava le parti a precisare le conclusioni sull'eccezione pregiudiziale, ritenendo necessaria la decisione con sentenza sul punto.

La causa, sulle conclusioni in epigrafe trascritte, veniva assegnata a sentenza all'udienza del 6.7.2004, previa assegnazione alle parti dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle repliche.

Motivi della decisione

- Omissis -

E' pacifico in causa che l'odierna attrice, che agisce per vedere accertato il proprio diritto di proprietà esclusiva sulle porzioni di immobile indicate in epigrafe, è stata a sua volta destinataria del ricorso depositato in data 8.10.2002 dalla L. D. S.r.l., che addotto il possesso esclusivo del locale, assumeva di esserne stata spogliata dalla I. L. s.r.l. Il giudizio possessorio si è concluso con sentenza n. 251/04 depositata il 7.4.2004 e con la quale la I. L. S.r.l. è stata condannata a reintegrare L. D. s.r.l. "nel possesso del locale- servizio igienico che si affaccia sul cortile comune sito in --------, mediante la consegna delle chiavi della nuova serratura e la rimessione in pristino del locale in contestazione ".

Infatti lo spoglio da parte della I. L. s.r.l. è stato perpetrato mediante l'esecuzione di opere di abbattimento di una parete e di rifacimento degli impianti nel locale de quo.

La vicenda processuale realizza astrattamente l'ipotesi normativa di cui all'art. 705 c.p.c. Infatti, il convenuto in sede possessoria agisce in petitorio per vedere affermato il proprio diritto reale sul bene e paralizzare così la tutela autonoma del possessore spogliato.

Va premesso, contrariamente a quando sostenuto dalla difesa dell'attrice, che il divieto di cumulo tra le due azioni opera anche quando in sede petitoria, oltre all'accertamento sul bene oggetto del giudizio possessorio, vengano proposte più domande e per tutte esista correlazione con il giudizio possessorio (cfr. cass. 20.6.2001 n. 8367). Nel caso di specie la domanda volta ad estendere l'accertamento della proprietà esclusiva oltre che sul locale bagno, oggetto della invocata tutela possessoria da parte dell'odierna convenuta, anche su le porzioni di scale e di sottotetto è correlata al giudizio possessorio.

E' noto che la tutela autonoma del possesso anche contro lo stesso proprietario è posta a presidio del principio ne cives ad arma ruant e giustificata dall'urgenza di "intervento del braccio della legge per ripristinare uno stato di cose alterato dal comportamento arbitrario del terzo " (cfr. Corte Cost. 3.2.1992 n. 25), ma è costruita in modo da arrecare al convenuto, che sia titolare di un diritto sulla cosa o alla cosa, un sacrificio transeunte e reversibile, cui porrà riparo il successivo giudizio petitorio.

La Corte Costituzionale con la sentenza poc'anzi richiamata ha attenuato il rigore del divieto di cumulo tra petitorio e possessorio, ravvisando il contrasto con l'art. 3 Cost. laddove l'assolutezza del divieto crea un pregiudizio per il convenuto, titolare di un diritto, non più riparabile con la successiva tutela petitoria.

La consulta precisa sul punto che il requisito dell'irreparabilità del pregiudizio si atteggia diversamente a seconda che oggetto della tutela possessoria siano beni mobili o immobili. Per i primi l'irreparabilità è ravvisata ogni qualvolta vi è pericolo che il possessore, in primis tutelato a prescindere dall'elemento soggettivo che accompagna il suo possesso, possa trasferire definitivamente ed efficacemente a terzi il bene in forza del principio sull'acquisto a non domino (artt. 1153 e 1155 c.c.). Per i secondi il pregiudizio irreparabile è testualmente ravvisato quando: «lo spoglio si concreta nella costruzione di un manufatto. In tal caso l'onere di eseguire la decisione prima di proporre il giudizio petitorio costringe il convenuto a distruggere un'opera che, come risulterà dal successivo giudizio petitorio, aveva diritto di costruire. Qui l'irrazionalità della deroga portata dal divieto dell'art 705 c. p. c. al principio di economia processuale è talmente evidente che già in passato la Corte di Cassazione, con giurisprudenza pretoria, non esitò ad ammettere in qualche occasione che l'azione possessoria potesse essere paralizzata dall'esercizio contemporaneo, in separato giudizio, di un'azione petitoria, con conseguente sospensione dell'ordine di demolizione, anche allo scopo di evitare all'economia nazionale un inutile spreco di ricchezza » ex art. 2933 c.c.

L'indicazione della Consulta circa l'irreparabilità del pregiudizio è quindi chiara nel ritenere tale ogni modificazione dello stato dei luoghi che comporti opere indipendentemente dal valore delle stesse.

Ai principi fissati dalla Corte Costituzionale si sono adeguate le poche pronunce della Corte di Cassazione sul punto (Cass. 20.6.2001 n. 8367; Cass. 30.10.1998 n. 10862; Cass. 26.1.1996 n. 951; Cass. 22.4.1994 n. 3825).

Nel caso di specie l'esecuzione dell'ordine imposto all'I. L. s.r.l. con la sentenza emessa all'esito del giudizio possessorio comporta la ricostruzione della parete demolita. Testualmente, infatti, il dispositivo della sentenza richiamata impone la riduzione in pristino del locale in contestazione. E' necessario dunque per attuare il provvedimento che la I. L. S.r.l. esegua nuovi lavori edili e provveda nuovamente a modificare lo stato dei luoghi.

L'attività di ottemperanza de qua, quindi, rientra nel concetto di irreparabilità del pregiudizio così come delineato dalla Consulta.

L'azione petitoria esperita dalla I. L. S.r.l. presenta i connotati di eccezionalità per i quali non vige il divieto del cumulo tra petitorio e possessorio con conseguente ammissibilità della stessa.

Per i motivi esposti dichiara l'azione petitoria promossa dalla I. L. s.r.l. contro la L. D. s.r.l. procedibile ex art. 705 c.p.c., così come modificato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 25 del 3.2.1992.(Omissis)

Il Giudicante ha ritenuto opportuno decidere sulla questione pregiudiziale con sentenza ex art. 279 n. 4 c.p.c. in considerazione della particolarità della materia e delle prospettazione delle parti.

Con ordinanza separata si provvederà in ordine alla prosecuzione del processo sul merito petitorio.

La pronuncia sulle spese è rinviata all'esito del giudizio.

P. Q. M.

Il Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, pronunziando sull'eccezione di improcedibilità, così provvede:

- dichiara l'azione petitoria promossa dalla I. L. s.r.l. contro la L. D. s.r.l. procedibile ex art. 705 c.p.c., così come modificato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 25 del 3.2.1992;

- dispone con separata ordinanza sulla prosecuzione del processo.

Così deciso in Desio, il 1.12.2004.

Il Giudice Unico.


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