Insidia stradale e disciplina dell'art.2051 cod. civ.

CASSAZIONE CIVILE, sez. III, 2 febbraio 2007, n. 2308


Il problema dell'individuazione della disciplina applicabile alle ipotesi di omessa manutenzione delle strade divide dottrina e giurisprudenza. L'orientamento più recente della Suprema Corte rappresentato anche dalla sentenza segnalata tende a ricondurre la responsabilità della P.A. alla disciplina dell'art.2051 cod.civ. giacché diversamente si incorre in un "ingiustificato privilegio per la P.A", così Cassazione civile 14 marzo 2006 n.5445.

Sintesi: la disciplina di cui all’art. 2051 c.c., si applica anche in tema di danni sofferti dagli utenti per la cattiva od omessa manutenzione dell’autostrada da parte del concessionario, in ragione del particolare rapporto con la cosa che ad esso deriva dai poteri effettivi di disponibilità e controllo sulla medesima, salvo che dalla responsabilità presunta a suo carico il concessionario si liberi dando la prova del fortuito, consistente non già nella dimostrazione dell’interruzione del nesso di causalità determinato da elementi esterni o dal fatto estraneo alla sfera di custodia (ivi compreso il fatto del danneggiato o del terzo), bensì anche nella dimostrazione – in applicazione del principio di cd. vicinanza alla prova – di avere espletato, con la diligenza adeguata alla natura e alla funzione della cosa, in considerazione delle circostanze del caso concreto, tutte le attività di controllo, vigilanza e manutenzione su di esso gravanti in base a specifiche disposizioni normative e già del principio generale del neminem laedere, di modo che, pertanto, il sinistro appaia verificato per un fatto non ascrivibile a sua colpa.

Omissis - deducendo la violazione e la falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 2043, 2051 e 2697 c.c. art. 115 c.p.c. nonché l’omessa, contraddittoria e perplessa motivazione su un punto decisivo della controversia – la società ricorrente critica l’impugnata sentenza e denuncia che il giudice del merito:

  • a) si sarebbe discostato dall’indirizzo interpretativo che, in tema di danni subiti dall’utente di autostrada, esclude la responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c. dell’ente proprietario o concessionario per la impossibilità di esercitare un controllo continuo ed efficace, che valga ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo per i terzi;
  • b) avrebbe esposto una motivazione solo apparente circa l’operatività della norma di cui all’art. 2051 c.c. per avere considerato che la rete di recinzione non facesse parte dell’autostrada e per avere omesso di considerare che circostanze ben specifiche (quali, in particolare, il fatto che l’incidente si sia verificato nei pressi dell’area di servizio, il mancato riscontro da parte della polizia della strada di varchi nella rete di recinzione nel tratto dei dieci chilometri antecedenti e successivi dell’autostrada in entrambe le direzioni, la probabile provenienza del cane dall’area di servizio) avrebbero dovuto far concludere per la sussistenza del caso fortuito e la conseguente esclusione della responsabilità della società concessionaria anche ai sensi dell’art. 2043 c.c.

Anche l’ultimo motivo non può essere accolto per nessuno dei due profili in cui esso si articola.

Quanto al denunciato vizio di violazione di legge, di cui sub a), occorre rilevare che la più recente giurisprudenza di questa Corte (Cass., n. 365172006) ha chiarito che la disciplina di cui all’art. 2051 c.c., si applica anche in tema di danni sofferti dagli utenti per la cattiva od omessa manutenzione dell’autostrada da parte del concessionario, in ragione del particolare rapporto con la cosa che ad esso deriva dai poteri effettivi di disponibilità e controllo sulla medesima, salvo che dalla responsabilità presunta a suo carico il concessionario si liberi dando la prova del fortuito, consistente non già nella dimostrazione dell’interruzione del nesso di causalità determinato da elementi esterni o dal fatto estraneo alla sfera di custodia (ivi compreso il fatto del danneggiato o del terzo), bensì anche nella dimostrazione – in applicazione del principio di cd. vicinanza alla prova – di avere espletato, con la diligenza adeguata alla natura e alla funzione della cosa, in considerazione delle circostanze del caso concreto, tutte le attività di controllo, vigilanza e manutenzione su di esso gravanti in base a specifiche disposizioni normative e già del principio generale del neminem laedere, di modo che, pertanto, il sinistro appaia verificato per un fatto non ascrivibile a sua colpa.

E’ stato anche rilevato che la responsabilità presunta per danni da cose in custodia è configurabile anche con riferimento ad elementi accessori e pertinenze inerti di una strada, a prescindere dalla relativa intrinseca dannosità o pericolosità per persone o cose – in virtù di connaturale forza dinamica o per effetto di concause umane o naturali (cd. idoneità al nocumento) – viceversa rilevante nella diversa ipotesi di responsabilità per danni da esercizio di attività pericolosa ex art. 2050 c.c., in quanto pure le cose normalmente innocue sono suscettibili di assumere ed esprimere potenzialità dannosa in ragione di particolari circostanze o in conseguenza di un processo provocato da elementi esterni.

Di conseguenza, è stato anche precisato che la prova, che il danneggiato deve dare per ottenere il risarcimento del danno sofferto per l’omessa o insufficiente manutenzione della strada, consiste nella dimostrazione del verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di casualità con la cosa in custodia ed essa può derivare anche per presunzioni, giacché la prova del danno è, di per sé, indice della sussistenza di un risultato anomalo, e cioè dell’oggettiva deviazione dal modello di condotta improntato all’adeguata diligenza che normalmente evita il danno, non essendo il danneggiato, viceversa, tenuto a dare la prova anche dell’insussistenza di impulsi casuali autonomi ed estranei alla sfera di controllo propria del custode o della condotta omissiva o commissiva di costui.

L’impugnata sentenza ha deciso in conformità alle suddette regole di diritto, avendo essa accertato che l’incidente si era verificato per la presenza sulla sede autostradale di un cane, che, fuoriuscito dalla barriera che delimita le due carreggiate, stava attraversando la corsia percorsa da C.R., e che la società concessionaria (a carico della quale era il relativo onere) non aveva dimostrato che l’immissione del cane era riconducibile ad ipotesi di caso fortuito, quale l’abbandono dell’animale in una piazzola dell’autostrada ovvero il taglio vandalico della rete di recinzione ovvero il suo abbattimento da precedente incidente, che non era stato possibile riparare con un intervento tempestivo.

Quanto al denunciato vizio di motivazione di cui al profilo sub b) del motivo d’impugnazione, rileva questa Corte che trattasi di censura inammissibile in questa sede, giacché la parte ricorrente, piuttosto che evidenziare vizi logici dell’iter argomentativi esposto nella impugnata sentenza, tende, invece, ad ottenere dal giudice di legittimità il non consentito riesame delle fonti di prove per farne emergere una conclusione difforme da quelle cui è pervenuta la Corte territoriale.

Il ricorso, pertanto, è rigettato e la soccombente società ricorrente è condannata a pagare le spese del presente giudizio di legittimità nella misura liquidata in dispositivo.




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