RISARCIBILITA' DEL FAMILIARE CHE PRESTA ASSISTENZA A CHI RIMANE FERITO IN UN INCIDENTE STRADALE

 

Cassazione Sezione Terza Civile n. 1516 del 2 febbraio 2001

 

Un notaio è stato investito da un'autovettura mentre attraversava la strada regolarmente sulle strisce pedonali. La gravità delle lesioni riportate nell'incidente ha costretto la moglie, insegnante, ad abbandonare il proprio lavoro per assistere il marito.

Il Tribunale di Palermo aveva accolto la richiesta di risarcimento dei danni diretti e personali subiti dal notaio, ma aveva rigettato le pretese risarcitorie della moglie per i danni patrimoniali e morali.

La moglie del notaio palermitano ha presentato ricorso in Cassazione, accolto con una decisione innovativa sotto l'aspetto civilistico.

Il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante, oltre a quello morale, a favore del familiare costretto al pensionamento anticipato per accudire la vittima di un incidente stradale, dimostra la crescente sensibilità della Suprema Corte di fronte ad eventi lesivi che stravolgono la vita famigliare per effetto di comportamenti imprudenti.

Dal punto di vista giuridico si tratta di una decisione importante, perché frutto dell'applicazione in campo civilistico di un principio tipico della dottrina penale, quale è quello della "colpa cosciente".

La Corte di Cassazione ha, infatti, individuato una natura giuridica e non materiale nel nesso di causalità tra evento e danno; ciò in quanto chi tiene una condotta di guida pericolosa può, e deve, prevedere che l'eventuale vittima della sua imprudenza sia un padre o una madre di famiglia e, pertanto, deve essere consapevole della potenziale "plurioffensività" delle sue azioni.

La Corte ha precisato che "il danno subito dalla moglie della vittima primaria, che rinunci per solidarietà familiare a una propria attività lavorativa per dedicarsi al soccorso del proprio marito, è un danno di riflesso o di rimbalzo rispetto alla vittima primaria, ma è un danno diretto, sia pure consequenziale, per la vittima secondaria che subisce un'ingiusta menomazione della propria sfera patrimoniale".

In conclusione, la Corte ha stabilito che lo stretto congiunto, convivente e/o solidale è legittimato "iure proprio" ad agire nei confronti del responsabile dell'evento lesivo, perché subisce immediatamente un danno consequenziale che può essere di varia natura (morale, patrimoniale e, per la dottrina e giurisprudenza più recenti, anche esistenziale).

Dott. Luca Quarti