Consulenza Espropri



Sala Pertini

8 MAGGIO 2014 ORE 20,00 - SALA PERTINI - COMUNE DI DESIO - CONVEGNO ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA'- PEDEMONTANA -

A CURA AVV. RODOLFO JOSE' MENDEZ, E ING. MIRKO SESINI
BERGAMO - TEL 035 0440438 FAX 035 0440484 - CARAVAGGIO TEL. 0363 51575 FAX 0363 352126 -
consulenza.espropri@gmail.com

Sala Pertini


Espropri Pedemontana. Cosa Fare?


Il nostro gruppo fornisce un servizio unico nel suo genere, un’attività basata su una consulenza fortemente tecnica affiancata da un’assistenza legale, che deve la propria professionalità alla notevole esperienza raccolta in questo settore (come, ad esempio, Brebemi, Tav, Teem), alla quantità, alla varietà, alla qualità delle casistiche gestite e al costante ed attento aggiornamento sulle norme e sulle prassi vigenti. Ad oggi, il nostro team ha seguito più di 60 casi di esproprio per pubblica utilità, affrontando le più frequenti casistiche che verranno illustrate nel corso dell’incontro e che ci hanno portato ad acquisire grande esperienza nel settore, elemento fondamentale per poter assistere con competenza e professionalità individui e aziende soggetti alle procedure di esproprio.

Questo incontro è rivolto a tutti coloro che sono e saranno soggetti agli espropri dovuti alla costruzione delle infrastrutture della Pedemontana, con la precisa volontà di fornire chiarimenti ai cittadini e agli imprenditori coinvolti in questa tipologia di opere, nel rispetto delle potenzialità di sviluppo offerte dalla costruzione di infrastrutture così di rilievo.

L’intento e l’obiettivo principale del nostro lavoro è quello di dare un servizio e delle risposte concrete ai cittadini e alle imprese che si trovano in questa situazione critica, al fine di supportarli e aiutarli nel comprendere e districarsi nel complesso panorama tecnico, legislativo e burocratico tipico di questi progetti. Ma non solo, la nostra consulenza è volta anche a fornire approfondimenti su questo tema, in modo tale da “formare ed educare” sui propri diritti le persone soggette ad esproprio e tutti coloro a cui questa azione ha creato dei disagi come la permanente diminuzione di valore della proprietà. Inoltre, il nostro supporto servirà anche per far comprendere come agire in modo concreto e corretto, per fornire una sorta di linea guida in situazioni complesse come queste.

Questo incontro è volto quindi a tracciare un conveniente percorso in un contesto di azioni già previste nei piani di Pedemontana, per dare il giusto valore all’oggetto dell’esproprio, perché non venga sottovalutato e per fornire informazioni utili a seconda dei differenti casi e delle diverse esigenze. La serata si concluderà con un dibattito al fine di permettere agli interessati di chiedere eventuali chiarimenti su casi specifici.



Uno dei temi specifici, di particolare interesse per coloro che esercitano attività commerciali o produttive, che verrà trattato durante l’incontro dell’08/05/2014, compatibilmente con il tempo a disposizione, è quello del danno all’attività aziendale conseguente alle procedure di espropriazione (cd. danno aziendale) , nonché quello, non infrequente, di ablazione di fondi che durante l’esecuzione dei lavori si scopre essere contaminati, con conseguenti problemi di ripartizione degli oneri di bonifica tra proprietario e soggetto responsabile della contaminazione.

Espropriazione (parziale) di aree commerciali o industriali.

La gestione di una azienda o di un’attività commerciale può risentire pregiudizio a causa dell’espropriazione quando questa provochi una diminuita efficienza, perdita di avviamento, oneri di ricostruzione o ristrutturazione, fermo dell’attività.

La questione del danno ad attività commerciali o industriali è assai delicata, perché è molto frequente mancando per contro una disciplina specifica.

Allo stato attuale la giurisprudenza, salvo quanto emerso a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.181/2011, è maggioritaria la posizione che nega il ristoro del danno all'attività economica come posta indennitaria autonomamente rilevante e rilevabile, e ciò, sia con riferimento al proprietario, sia con riguardo al conduttore o locatario dell'immobile.

Espressione di questo indirizzo[1] che limita il risarcimento del danno aziendale sono, fra le tante, Cass. civ. Sez. I Sent., 31/01/2008, n. 2424, e Cass. civ. Sez. I, 06-04-2009, n. 8229, secondo cui ove a seguito dell’esproprio risulti impedito sul luogo l’ulteriore svolgimento dell’impresa che utilizzava gli immobili per fornire i propri servizi, l’espropriazione non si estende al diritto dell’imprenditore su di essi, né all’azienda organizzata dall’imprenditore, di talché l’indennità di esproprio non comprende quello dell’azienda in sé considerata, quale complesso funzionale organizzato, risultante da una pluralità di elementi.

Più recentemente a seguito della sentenza 10 giugno 2011 n.181 della Corte Costituzionale è stato avviato un percorso interpretativo che seppure indirettamente tende a mitigare la negata indennizzabilità del danno aziendale puro.

Espressione di tale sforzo interpretativo sono le conclusioni di alcune pronunce della Suprema Corte di legittimità secondo cui a seguito della declaratoria di incostituzionalità, “l’unico criterio utilizzabile per la determinazione della indennità nel caso di esproprio di un’area non edificabile e non coltivata è ora quello del valore venale pieno di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 39”.

In termini Cass. civ., Sez. I, 29/09/2011, n. 19938 e Cass. civ., Sez. I, 17/10/2011, n. 21386 secondo cui: “In tema di determinazione dell'indennità di espropriazione, qualora l'espropriato contesti, seppur limitatamente al presupposto della natura agricola o non edificatoria del terreno, la stima operata dalla corte di appello con il criterio del VAM (valore agricolo medio) previsto dagli artt. 16 della legge n. 865 del 1971 e 5-bis, comma quarto, della legge n. 359 del 1992 e dichiarato incostituzionale dalla sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale n. 181 del 2011, la stima dell'indennità dev'essere effettuata applicando il criterio generale del valore venale pieno, potendo l'interessato anche dimostrare che il fondo è suscettibile di uno sfruttamento ulteriore e diverso da quello agricolo, pur senza raggiungere il livello dell'edificatorietà e che, quindi, ha una valutazione di mercato che rispecchia possibilità di utilizzazione intermedie tra l'agricola e l'edificatoria (ad esempio, parcheggi, depositi, attività sportive e ricreative, chioschi per la vendita di prodotti)”.

In conclusione:

Fermo restando che ai fini della determinazione dell'indennità di espropriazione, allo stato della giurisprudenza, non assumono rilievo eventuali pregiudizi subiti dal proprietario o dal conduttore per il fatto di non poter svolgere sull’immobile l'attività prevista secondo la sua destinazione urbanistica; essendo il pregiudizio subito dall'azienda previsto in via eccezionale dall'art. 15 della Legge n. 865 del 1971 solo per le aziende agricole, OCCORRE POI DISTINGUERE LE IPOTESI DI ABLAZIONE DI FONDI EDIFICABILI, NON EDIFICABILI OVVERO LE IPOTESI DI DEMOLIZIONE DI FABBRICATI.

Se infatti l’attività produttiva o commerciale viene esercitata in aree urbanisticamente destinate in ambiti produttivi e commerciali, nulla questio, posto che le indennità di espropriazione per le aree edificabili, di regola, ragguagliate al valore di mercato delle stesse, se adeguatamente computate, comportano indirettamente anche il ristoro di danni ulteriori e collegati. Analogamente occorre nel caso di demolizione dei fabbricati.

Viceversa nel caso di utilizzo di aree formalmente agricole ovvero comprese in ambiti non edificatori, al solo proprietario (escluso quindi il conduttore), sulla base dell’indirizzo sopra esposto è consentito di dimostrare, all’interno della categoria suoli/inedificabili, attraverso indagini tecniche e specializzate, che il valore venale, da determinarsi in base al relativo mercato, sia diverso e maggiore rispetto a quello agricolo in conseguenza di una diversa destinazione del bene egualmente compatibile con la sua ormai accertata non edificatorietà.

Ebbene nel corso dell’incontro programmato l’08/05/2014 verranno trattati, in particolare, proprio questi aspetti di “stima” delle aree al fine di consentire nel limite degli strumenti giuridici e tecnici a disposizione,  il miglior ristoro possibile.

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Sul tema della ripartizione degli oneri di bonifica tra proprietario e soggetto responsabile della contaminazione, mi limito a segnalare la recente decisone della Plenaria del Consiglio di Stato, secondo cui non sussiste una automatica identità di posizioni tra l’autore dell’inquinamento e il proprietario dell’immobile ancorché su quest’ultimo ricadano taluni importanti e onerosi effetti della bonifica.

Cons. Stato (Ad. Plen.) Ordinanza, 25/09/2013, n. 21

Gli artt. 244, 245 e 253 del d.lg. 3 aprile 2006, n. 152, vanno interpretati nel senso che, in caso di accertata contaminazione di un sito e di impossibilità di individuarne il soggetto responsabile o di impossibilità di ottenere da quest'ultimo gli interventi di riparazione, il Ministero dell'Ambiente non può imporre al proprietario non responsabile - che ha solo una responsabilità patrimoniale limitata al valore del sito dopo l'esecuzione degli interventi di bonifica" - l'esecuzione delle misure di sicurezza d'emergenza e di bonifica al proprietario non responsabile dell'inquinamento. Va conseguentemente sottoposta la Corte di giustizia dell'Unione europea la questione pregiudiziale "se i principi dell'Unione Europea in materia ambientale sanciti dall'art. 191, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dalla direttiva 2004/35/Ce del 21 aprile 2004 (articoli 1 e 8, n. 3; tredicesimo e ventiquattresimo considerando) - in particolare, il principio "chi inquina paga", il principio di precauzione, il principio dell'azione preventiva, il principio, della correzione, in via prioritaria, alla fonte, dei danni causati all'ambiente - ostino" agli artt. 244, 245 e 253 del d.lg.n. 152 del 2006, come sopra interpretati”.

Bergamo, 10 aprile 2014

Avv. Rodolfo José Mendez



[1] Cass. civ. Sez. I Sent., 31/01/2008, n. 2424, la cui massima recita: “L'indennità di espropriazione non può superare in nessun caso il valore determinabile con l'applicazione del criterio legale, senza che abbia rilievo il reale pregiudizio che il proprietario od altro titolare di minore diritto di godimento risentono come effetto dal non potere ulteriormente svolgere, mediante l'uso dello stesso immobile, la precedente attività. Ne consegue che, estinto il diritto di proprietà, ove risulti impedito sul luogo l'ulteriore svolgimento dell'impresa che utilizzava gli immobili per fornire i propri servizi, l'espropriazione non si estende al diritto dell'imprenditore su di essi, sì che il valore del bene espropriato debba comprendere quello dell'azienda in sé considerata, quale complesso funzionale organizzato, risultante da una pluralità di elementi. Pertanto, nel caso di espropriazione di terreno destinato a parcheggio a servizio di struttura alberghiera, le perdite aziendali lamentate dall'espropriato non sono suscettibili di indennizzo, e l'applicazione del criterio legale previsto nel caso di espropriazione parziale è sufficiente a compensare la perdita subita (nella specie disciplinata dall'art. 15-bis legge provinciale Trentino Alto Adige 19 febbraio 1993, n. 63, riproduttivo dell'art. 40 legge 25 giugno 1865, n. 2359), assumendo le perdite aziendali rilevanza autonoma rispetto alla perdita dominicale solo nella diversa ipotesi di espropriazione di azienda agricola (art. 16 legge 22 ottobre 1971, n. 865). (Rigetta, App. Trento, 11 Dicembre 2002)”, analogamente Cass. civ. Sez. I, 06-04-2009, n. 8229.





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